Voucher Conciliativi

mercoledì 25 marzo 2015

WEL(L)FARE LEGAMI - LA SCHEDA DI PROGETTO



In previsione dell'incontro programmato per il 9 aprile pv, si pubblica la scheda integrale del Progetto Wel(l)FARE legami inviata alla Fondazione CARIPLO.

SCHEDA PROGETTO

martedì 24 marzo 2015

FOCUS "LAVORO DI COMUNITA'"

Ripartendo dalle osservazioni citate nel post Sintesi dei contenuti emersi nel Gruppo "Lavoro di comunità", riteniamo opportuno organizzare un focus group specifico a cui invitare tutti i partecipanti all'appuntamento di Soncino e suddividendoli in due gruppi di lavoro, in modo da offrire più spazio di confronto adeguato. 

Ai partecipanti proponiamo alcune domande stimolo che riprendiamo dalle Linee guida regionali e che poi dovranno aiutarci nella fase di stesura del nuovo Piano di Zona, nella prospettiva della riduzione della frammentazione.


Il mandato del focus sarà questo:
  • Il lavoro di comunità: un lavoro aggiuntivo o un nuovo modo di lavorare?
  • In che modo il Lavoro di comunità può essere facilitato attraverso questi tre assi:
1. Ricomposizione delle conoscenze 

2. Ricomposizione dei servizi

3. Ricomposizione delle risorse 

I PARTECIPANTI AL FOCUS SARANNO INVITATI GIOVEDI 2 APRILE 
PRESSO LA SALA RIUNIONI IN VIA MANINI.

PER RAGIONI OPRGANIZZATIVE E’ OPPORTUNO SEGNALARE LA PROPRIA DISPONIBILITA’ A VERUSKA STANGA (tel o mail) O PAOLA CANTONI (tel o mail) E ISCRIVERSI SCEGLIENDO DI PARTECIPARE A UNO DEI DUE FOCUS:

□ DALLE 15.00 ALLE 17.00 
oppure 
□ DALLE 17.15 ALLE 19.15




sabato 21 marzo 2015

SINTESI DEI CONTENUTI EMERSI NEL GRUPPO "LAVORO DI COMUNITA'"

Prima di pensare al servizio o all’intervento occorre allora pensare alla persona.

Cercare di conoscerla, ascoltarla, capirla, comprenderla, scoprire i suoi bisogni,
i suoi desideri, le sue risorse e le sue potenzialità.
Attivare le risorse vicine al suo mondo vitale.
 (Piano di Zona 2012-2014)

DA DOVE SIAMO PARTITI
Nella lettura del IV Piano di Zona Cremasco, quale documento di programmazione di valenza strategica e di durata pluriennale, troviamo le indicazioni in merito ai tre “filoni progettuali” che hanno guidato il lavoro degli ultimi tre anni e in cui erano già confluite le azioni avviate nel III Piano di Zona per garantirne continuità e consolidamento:
  • La Presa in carico integrata
  • Il Lavoro di Comunità
  • Il Modello organizzativo

Nello specifico per il nostro ambito leggiamo che ”con l’attenzione posta sul Lavoro di Comunità si vogliono indicare azioni, progetti e strategie operative che guardano in modo più complessivo ai fenomeni, che si rivolgono a target più ampi della popolazione, per agganciare risorse non adeguatamente valorizzate, per costruire relazioni e legami di fiducia, per includere nel sistema di welfare locale realtà e componenti della società oggi non vicine (se non lontane).”

AL LAVORO DI COMUNITA’ SONO STATE ATTRIBUITE SEI AZIONI DI SISTEMA
·        Costruzione di un tessuto sociale per azioni di prossimità
·        Scelta /sfida educativa
·        Progetti di attivazione delle comunità e di promozione formazione del volontariato
·        Nuovi spazi di vulnerabilità (lavoro,casa) e azioni di sistema verso il profit
·        Conciliazione tempi di vita e lavoro
·        Piano integrato locale Salute

LA FASE DI VALUTAZIONE E IL CONFRONTO NEL GRUPPO
Il percorso di valutazione ha preso avvio dalla individuazione dei referenti della realizzazione delle singole azioni e alla richiesta ad ognuno di loro di restituirci una fotografia delle azioni e attività realizzate provando ad indicarne alcuni elementi cardine che sono stati ridiscussi nel FOCUS del 5 marzo a Soncino.
 LA RELAZIONE TRA LE  AZIONI E LE TESI DEL PDZ
Tutte le azioni sono state aderenti e rispondenti alle 5 tesi che il IV PdZ si era prefigurato. Inoltre il discorrere del gruppo ha evidenziato come le tesi siano da considerare acquisite in quanto già parte del modo di lavorare e di comunicare, le parole Chiave legate alle tesi emergevano già spontaneamente nella fase di presentazione dei partecipanti.
RISPETTO ALLA TEMPISTICA DI REALIZZAZIONE E AI SOGGETTI COINVOLTI
Attraverso le schede prima e nel confronto nel gruppo poi abbiamo verificato che tutte le azioni si sono avviate e molte non sono ancora concluse poiché di impatto rilevante sul funzionamento dei diversi servizi e richiedenti un tempo di realizzazione più ampio rispetto al preventivato. Alcune inoltre sono state ritenute forse troppo ‘ambiziose’ rispetto agli obiettivi e alla tipologia soggetti interistituzionali previsti e poi coinvolti nella fase di progettazione, quindi di difficile realizzazione come nei fatti poi si è verificato nella fase attuativa. Riportiamo di seguito in modo esemplificativo alcune osservazioni:

Progetti di attivazione di Comunità promozione e formazione del volontariato
Emerge dalla difficoltà ad individuare un soggetto idoneo a compilare una scheda di rendicontazione una difficoltà a far convergere in un unico soggetto il riferimento dei progetti di volontariato avviati nel nostro territorio. Si deduce che l’obiettivo, almeno per quanto riguarda il Piano di Zona, era troppo ambizioso.
Piano Integrato Locale salute
Emerge dalla difficoltà a compilare una scheda di rendicontazione una difficoltà a far comunicare realtà molto strutturate e istituzionalizzate. Si deduce che l’obiettivo, almeno per quanto riguarda il Piano di Zona, era molto ambizioso.

Alcune macroazioni inoltre hanno visto l’avvio autonomo di singole progettualità da parte di enti/istituzioni che non sono state coordinate in fase progettuale. I tentativi di coordinamento delle stesse, la condivisione di obiettivi comuni e la definizione di progettualità allargate sono stati quindi l’esito del lavoro realizzato nell’ultimo triennio:

Costruzione di un tessuto sociale per azioni di prossimità
In modo particolare le assistenti sociali del Comune di Crema hanno evidenziato come la riorganizzazione per zone della città abbia spostato il focus di lavoro sociale dall’area tematica al lavoro di comunità.
Esito di questa azione è stata anche la stesura del progetto Wel (fare) Legami.

Conciliazione tempi di vita e di tempi di lavoro
Emerge un livello istituzionale e di sistema per il quale è molto il lavoro da fare soprattutto  per integrare progetti attivati dai singoli enti  (ASL, Provincia, tre distretti). L’integrazione avviata è su singole azioni. Un secondo livello è quello dell’ambiente lavoro che deve strutturare azioni mirate ai bisogni dei singoli lavoratori.

Il gruppo infine si è concentrato in modo specifico su alcune azioni legate a progettualità che sono state strutturate come la naturale prosecuzione di gruppi di lavoro già avviati nel III PDZ:
·        Scelta sfida educativaUNO CON, UNA MANO TIRA L’ALTRA, SCOPRI I TUOI TALENTI, CARI EURO
·        Vulnerabilità:            CASA VUOI?        DINAMICA LAVORO

QUALI SONO STATI I SOGGETTI COINVOLTI
Ogni azione ha coinvolto diversi attori sia del pubblico che del privato sociale sia tecnico che politici.  Significativo sottolineare che le diverse azioni hanno coinvolto anche diverse professionalità e soprattutto diversi servizi territoriali – azioni di sistema del distretto e della Provincia di Cremona.

IL BUDGET
Dalle schede di presentazione delle azioni avviate da Scelta educativa e Vulnerabilità e anche dal confronto nel gruppo emerge che per l’avvio dei progetti era previsto un budget, anche limitato, individuato già nel PDZ (da un min. 6.000,00 a un max di 36.000,00 euro). Il budget economico, a volte derivato ancora dal precedente PDZ, ha avuto vari effetti moltiplicatori (progetti provinciali, bandi Cisvol e Cariplo, ecc). Sono state attivate inoltre integrazioni con iniziative già previste dai singoli enti/soggetti coinvolti. Infine ogni ente ha reso disponibile il proprio personale professionale e volontario con tutto il proprio bagaglio di conoscenze e competenze.

COSA EMERGE DAL FOCUS
Il gruppo è stato sollecitato ad individuare parole chiave sul lavoro di comunità più che sulle singole azioni, mettendo in evidenza punti di forza e di criticità e linee di sviluppo.
Pur individuando parole chiave, il gruppo ha preferito però esprimere il proprio pensiero attraverso esemplificazioni.

PUNTI FORZA:
  • E' positivo verificare che quando le PERSONE vengono chiamate in causa e viene chiesto loro una disponibilità a mettersi in gioco RISPONDONO
  • E’ più facile trovare un raccordo e un’adesione tra soggetti diversi quando OBIETTIVO COMUNE
  • Nel lavoro di comunità al centro deve esserci la persona e non il servizio: la relazione si crea se si parte dalla PERSONA AL CENTRO
  • Nelle azioni di sfida educativa il valore è consistito nel riuscire a lavorare sulla NORMALITA’ e sul POTENZIALE
  • Valore aggiunto è la MOLTIPLICAZIONE DELLE RISORSE come ricchezza di competenze e di collaborazioni
  • MEDIAZIONE  come ricerca di un PUNTO IN COMUNE partendo da punti di vista DIVERSI e non come COMPROMESSO
  • CONSAPEVOLEZZA
  • Su alcune tematiche E’ NATA L’ABITUDINE A LAVORARE INSIEME

PUNTI CRITICITA’
  • Esiste ancora una forte CENTRATURA SUL SINGOLO intesa come abitudine a lavorare da soli, ma anche nel rapporto uno a uno (operatore- cittadino)
  • Manca la capacità a fare pensieri di sistema
  • Il lavoro di comunità non ancora visto come una modalità di lavoro, come opportunità, ma come un qualcosa in più che si aggiunge alle tante cose da fare
  • Rispetto alla CULTURA del lavoro di comunità c’è ancora molto da costruire
  • Esiste FRAMMENTAZIONE tra servizi, risorse, opportunità
  • Manca una conoscenza delle opportunità e dei progetti prodotti dal territorio (anche in termini di dati) la cui conoscenza è limitata a chi vi partecipa e/o intercetta per necessità.
  • RICONOSCIAMO poco il valore di quello che facciamo in termini di lavoro di comunità
  • È ancora poco presente la parte politica: il lavoro di comunità è principalmente degli operatori professionali  e non 
  • Rimangono ancora evidente DISTANZE da colmare tra soggetti istituzionali e il privato con una DIFESA DEL PROPRIO SPAZIO rispetto all’interesse comune
  • Nel lavoro di Comunità sono ancora presenti “TANTI SPETTATORI E POCHI ATTORI”
  • L’adesione al lavoro di Comunità è ancora molto legato alla sensibilità del singolo e non dell’ente che rappresenta (es: la scuola)
  • Carente il pensiero sull’integrazione socio-sanitaria
  • Poca propensione a coinvolgere e ASCOLTARE: ci sono ancora soggetti che si sentono non ascoltati.


LINEE DI SVILUPPO
  •  Sviluppare la capacità di andare oltre alle problematiche sociali
  • Acquisire competenze per saper sostare nella comunità
  • Individuare modalità che facilitino l’ingaggio delle persone e la corresponsabilità rispetto alle problematiche; perché ognuno diventi parte attiva per il bene comune.
  • Creare un coordinamento strategico tra i vari attori, le progettualità, le risorse per avere una visione di sistema
  • arrivare ad una maggiore conoscenza del contesto, degli attori delle problematiche sempre più approfondita
  • lavorare sulla prevenzione e promozione con un’attenzione ai temi della vicinanza e della prossimità mantenendo sempre la comunità al centro

COME PROSEGUIRE…
Le osservazioni emerse nel gruppo in merito ai punti di forza e di criticità in merito alle esperienze di lavoro di comunità avviato in questo triennio, sono state molto significative. Stimolanti inoltre riteniamo siano stati anche le indicazioni in merito alle linee di sviluppo. Abbiamo condiviso come il tempo per il confronto e l’approfondimento sia stato però limitato, dato anche il numero dei partecipanti e l’interesse dimostrato. Pertanto si è concordato di proporre un ulteriore occasione di FOCUS GROUP in sottogruppi, offrendo un tempo maggiore al confronto.


PERCORSO DI COSTRUZIONE DEL NUOVO PIANO DI ZONA

Il 9 Aprile pv, presso il Centro San Luigi, Via Bottesini Crema, si svolgerà il secondo appuntamento aperto per la costruzione del Piano di Zona 2015-2017.
Questo nuovo appuntamento si pone in continuità con l'incontro svoltosi il 5 marzo scorso a Soncino di valutazione del Piano di Zona 2012-2014.
Dalle 9.30 ci ritroveremo per condividere i contenuti elaborati dai gruppi di lavoro che in queste settimane si sono trovati per sviluppare le proposte e gli obiettivi per il prossimo triennio.
Nel pomeriggio, dalle 14.00, metteremo a tema l'avvio operativo delle azioni connesse al Progetto Wel(l)FARE legami.

Di seguito il Programma della giornata:

  • 9.30 Avvio dei lavori 
  • 10.00 Presentazione e confronto in merito alla proposta di obiettivi per il prossimo triennio per la ricomposizione del sistema di CONOSCENZA,
  • 10.45 Presentazione e confronto in merito alla proposta di obiettivi per il prossimo triennio per la ricomposizione della rete dei SERVIZI 
  • 11.30 Presentazione e confronto in merito alla proposta di obiettivi per il prossimo triennio per la ricomposizione delle RISORSE.
    • Gli interventi saranno a cura dei coordinatori dei gruppi di lavoro ma il momento è pensato come uno "spazio partecipativo" per sviluppare insieme la costruzione degli obiettivi e per giungere ad una "scrittura partecipata" del nuovo PDZ.
  • 12.15 Ipotesi di revisione del sistema di governance. L'accordo di programma e gli organismi per la regia e per il coordinamento.
  • 13.00 - 14.00 Pausa pranzo
  • 14.00 Presentazione e confronto sui contenuti previsti dalle azioni del Progetto Wel(l)fare legami.
  • 14.30 Composizione e avvio dei gruppi di progetto 
    • PATTI GENER-ATTIVI
    • LABORATORI DI COMUNITA'
    • INCROCI DI COMUNITA' CIVIC CENTRE
  • 16.30 Chiusura




martedì 17 marzo 2015

SINTESI DEI CONTENUTI EMERSI NEL GRUPPO DI LAVORO "PRESA IN CARICO INTEGRATA"


SIAMO QUI PERCHE’: Come indicato in plenaria, ci avviciniamo alla scrittura del V PdZ (2015-17) e diviene fondamentale darci un tempo di riflessione congiunto, per valutare e comprendere il cosa, il come e l’esito del percorso del IV PdZ (2012-14), che per tre anni ci ha accompagnato nelle diverse azioni messe in campo.
Nelle scorse settimane siamo riusciti ad elaborare delle schede di valutazione per ogni singola azione avviata, con lo scopo che ci si era prefigurati non solo del rendere conto ma anche del valutare per conoscere ed approfondire.
Ci sembra dunque interessante, comprendere quanto la ricaduta di queste azioni sia stata vissuta da tutti Voi, e, pur considerando la diversa provenienza professionale o il tempo/impegno/interesse dedicato sull’argomento, capire la Vs. valutazione in merito.
Velocemente, proviamo a dare qualche pennellata circa il contenuto dell’ Area di priorità - Presa in carico integrata, ogni approfondimento potrà essere trattato in un’altra sede mediante l’approfondimento su ogni singola schede di valutazione.
Dal IV PdZ 2012-14 – a pag. 23: “..In questa prospettiva appare lecito aprire interrogativi in un certo senso radicali sulla presa in carico: Chi deve essere preso in carico? La persona con disagio? La sua famiglia? I suoi vicini di casa? I suoi operatori? E infine di che cosa ci si deve fare carico? La prospettiva delineata appare molto critica e sfidante rispetto agli attuali assetti organizzativi e istituzionali dei vari servizi alla persona. Significa acquisire e riconoscere che il mandato degli operatori non consiste solo nella gestione della persona, ma richiede anche la capacità di stabilire delle relazioni possibili attorno alla persona e alla famiglia in un’ottica che è quasi di mediazione culturale nei confronti della società.”
E ancora a pag. 24: “..La strategia che deve contraddistinguere tale sistema è la creazioni di gruppi di lavoro interdisciplinari, allargati anche a componenti della comunità, che costruiscano una rete attorno alla persona presa in carico. Prima di pensare al servizio o all’intervento occorre allora pensare alla persona. Cercare di conoscerla, ascoltarla, capirla, comprenderla, scoprire i suoi bisogni, i suoi desideri, le sue risorse e le sue potenzialità. Attivare le risorse vicine al suo mondo vitale.”

Cinque FORME SVILUPPATE NEL TERRITORIO  
  • Dare piena attuazione e sviluppo del protocollo di Continuità Assistenziale
  • Estendere ed implementare il modello del Case Management Comunitario
  • Realizzare l’osservatorio-laboratorio territoriale sull’emarginazione sociale
  • Attivare e supportare esperienze di auto-mutuo-aiuto
  • Integrazione ASL e Servizi Comunali distrettuali (domiciliarità e tutela minori).
TEMPI: tutte le azioni si sono avviate, molte erano già avviate nel Piano precedente, nessuna conclusa poiché richiedenti un tempo di realizzazione nel sistema più ampio rispetto al segmento progettuale preventivato.
AZIONI/TESI DEL PDZ: Tutte le azioni sono state aderenti e rispondenti alle tesi che il IV PdZ si era prefigurato, provando a riprenderle appaiono da subito evidenti costanti:
  • dalla ‘beneficenza per i casi’ alla ‘conoscenza’ dei fenomeni ad es. un gruppo di lavoro ha lavorato in questi anni per la ricomposizione della frammentarietà che pare essere in particolare nei servizi più che nelle persone;
  • dal lavoro sulla gravità al lavoro sul potenziale ad es. le ipotesi organizzative sulle diverse modalità dicono uno spostamento verso la rete familiare/sociale del soggetto preso in carico;
  • dalle gerarchie alle alleanze  ad es. l’individuazione delle equipe integrate tra servizi, pur nel rispetto dei ruoli, esprimono un cambiamento nel modello di lavoro sociale che passa attraverso la costruzione di alleanze tra istituzioni pubbliche e realtà del privato sociale all'insegna della collaborazione piena;
  • dalla delega alla corresponsabilità ad es. il lavoro delle diverse equipe integrate stanno modificando il modello di lavoro sociale attraverso alleanze/dialoghi/scambi/riconoscimenti professionali e non tra i soggetti che compongono la comunità locale, senza perdere la propria identità;
  • da sociale diverso da società a sociale uguale società  ad es. le esperienze di coprogettazione o il  progetto Well-fare legami sono segni germinali di prospettive solide di lavoro che attingono risorse non usuali nel campo sociale.
SOGGETTI COINVOLTI: Ogni azione ha coinvolto diversi attori sia del pubblico che del privato sociale e tecnico, mentre la dimensione politica è rimasta ai margini senza esprimere una riflessività circa l’andamento progettuale in atto sul territorio. Sono state coinvolte diverse professionalità e soprattutto diversi servizi territoriali – azioni di sistema sul mondo dei servizi socio-sanitari del distretto e della Provincia di Cremona. Il numero complessivo delle persone/organizzazioni coinvolte risulta essere significativo ed importante per una ricaduta nella prassi territoriale.

BUDGET: per tali azioni i budget economici sono poco rilevanti, dando atto che le azioni messe in campo sono soprattutto svolte dal personale in essere nelle diverse organizzazioni e dunque da evidenziare quale valorizzazione di competenze e professionalità difficilmente quantificabili in budget. I numeri, però, rispetto le persone coinvolte in queste diverse azioni, ci dicono che l’impegno e il tempo dedicato è stato veramente significativo, tanto da evidenziare la criticità circa la sostenibilità di modelli di lavoro che richiedono in futuro un impiego di energie da valutare attentamente.

AVVIO DEL FOCUS: indicati queste brevi punti di richiamo, Vi chiediamo dunque di scrivere UNA PAROLA CHIAVE per Voi significativa e che dica qualcosa della Vs. valutazione sul tema oggetto di riflessione, per cui dell’Area di priorità che il PDZ si era dato circa la presa in carico integrata.
Cercheremo insieme, poi, dando lettura alle diverse parole chiave di comprendere:
-          punti di forza e criticità sull’argomento;
-          trarre delle ipotesi interpretative;
-          ipotizzare possibili linee di sviluppo.
Significative le parole del IV PdZ 2012-14 – a pag.19: “..Si tratta di ricomporre le frammentarietà che quotidianamente rileviamo nei nostri contesti di lavoro e che ostacolano il raggiungimento di obiettivi condivisi o, ancora peggio, causano spreco di risorse, moltiplicarsi di interventi, a volte anche contrapposti, e disorientamento negli operatori e nei soggetti portatori di bisogno.
E ancora a pag. 23: “..Prendersi cura della persona significa comprendere quanto l’ambiente sociale in cui si opera, le modalità per descrivere le situazioni e definire cosa è il problema, le rappresentazioni individuali e sociali, siano tutte determinanti nel costruire esclusione e disagio piuttosto che inclusione e benessere e pertanto acquisire consapevolezza che occorre agire anche su questi versanti. È una sorta di rovesciamento di paradigma: curare il territorio per curare le persone, andando oltre l’erogazione dei servizi alla persona.”

Parole chiave emerse
Strategia nuova ma necessita di risorse – Lentezza – Profondità – Alleanze per lavorare sui contesti di vita – Sguardo divergente – Valutazione: prima e dopo – Conoscenza delle risorse per creare la rete – Comunicazione – Diverse prospettive – Dimensione plurale – Prendersi cura – Non da soli – Lavoro di gruppo – Conoscere e poi attivarsi – Nodo/snodo – Sinergia – Fatica costruzione – Risposta tempestiva – Rilevazione dei bisogni – Condivisione – Lavoro su più livelli, sforzo/possibilità – Lavoro di rete - Molto bene per pochi ma non per tutti – Fiducia.

Punti di forza e criticità sull’argomento
  1. mandato debole/forte dell’ente di appartenenza sia pubblico che privato per l’operatore;
  2. permane lo spostamento ‘sul fare’ con risposte frequentemente standardizzate, rigide e poco flessibili; si deve spostarsi dalle risposte alle domande; a volte alcune risposte sul territorio mancano (es. centri per la disabilità grave);
  3. sembra dominante la presa in carico come accesso ai servizi;
  4. significativa la dimensione ‘tempo’: - diacronicità e percorso di vita - rispetto dei tempi di ciascuno(anche della famiglia) – sincronizzazione dei tempi di lavoro e agende;
  5. la regia in rapporto ai ruoli attivi di ciascun componente e la focalizzazione più puntuale e pregnante del ruolo del case manager;
  6. la sostenibilità (in termini di tempo, risorse umane ed economiche) dei modelli integrati;
  7. i ‘buchi’ nelle maglie della rete, alcune scoperture di aree (carenze di risorse, poca conoscenza reciproca tra gli attori, diverse appartenenze, informazioni poco fluide, obiettivi poco pratici ed operativi); integrare non solo prestazioni ma anche pensiero e motivazioni;
  8. focus su situazioni di media e grave marginalità, poco in direzione preventiva in aree non segnate da gravità; occorre ‘lasciare spazio alla creatività’ delle risposte;
  9. valorizzazione di risorse economiche (ma non solo!) generate dal territorio, senza dispersioni inutili;
  10. fatica a lavorare in rete: conoscersi e riconoscersi, condividere senza perdere la propria identità, senza specchiarsi nella propria soggettività; curare i nuovi legami che si creano lavorando insieme;
  11. miglioramento in atto ma fortemente da potenziare del rapporto tra operatori sociali e sanitari;
  12. è arricchente come operatori, ‘fermarsi e mettersi nei panni di chi è preso in carico’.
Alcune ipotesi interpretative

  1. diverse forme di presa in carico…sono anche modelli?
  2. Originalità di ciascun settore: sociale, sanitario, socio-sanitario con target di bisogno differenziati (disabilità, anziani, emarginazione, domiciliarità, minori e famiglia)
  3. ogni applicazione del modello richiede il prendersi cura con la costruzione di una struttura organizzativa che possa funzionare meglio attraverso:  

  • coordinamento attento ed intelligente, anche di nuovi legami
  • collaborazione, dialogo, riconoscimento multidisciplinare anche di diverse appartenenze;
  • competenze differenziate in prospettiva sinergica e subordinate alle finalità del percorso di vita
  • diffusione delle informazioni
  • visione trasversale e complessiva dei problemi
  • cornice di riferimento comune, con sinergie tra gli attori
  • sincronizzazione dei tempi
  • valutazione degli esiti, ma anche il processo e l’applicazione del modello.

Possibili linee di sviluppo
  • Da una visione centrata sul singolo caso e sulla prestazione ad una visione che identifica le tipologie di problematiche che consentano un lavoro progettuale strutturato in processi di lavoro, anche in aree non segnate da gravità.
  • Ripensare a modalità di gestione degli strumenti di lavoro in un’ottica che riconosca le risorse del soggetto e del contesto sociale/familiare in cui è inserito e nel contempo ci permetta di ‘fermarci’ e ‘dirci’ cosa stiamo facendo e quali risorse attivare meglio.
  • Promuovere sostenibilità al lavoro integrato, anche con la ricerca di risorse utili a consentire la presenza alle equipe di tutti i soggetti anche non istituzionali.
  • Far vedere, emergere il lavoro sociale, il prodotto del nostro lavoro per meglio visibilizzare gli esiti e i processi in atto. Utilizzo più intelligente della Carta d’Ambito.

Due auspici trasversali
-          “ Molto e bene per pochi ma non per tutti ! “

-          “ Prendiamoci meglio cura di noi, coltivando maggiore FIDUCIA reciproca “

martedì 10 marzo 2015

SINTESI DEI CONTENUTI EMERSI NEL GRUPPO DI LAVORO: MODELLO ORGANIZZATIVO

Velocemente, proviamo a dare qualche pennellata circa il contenuto dell’Area di priorità Modello organizzativo, ogni approfondimento potrà essere trattato in un’altra sede mediante l’approfondimento su ogni singola schede di valutazione.

SEI AZIONI DI SISTEMA 
  • Un servizio sociale territoriale a forte coordinamento organizzativo e gestionale di livello distrettuale 
  • Revisione del modello di integrazione tra servizio sociale territoriale e servizi distrettuali TM e IL 
  • Consolidamento delle modalità di lavoro integrato con i servizi di area sociosanitaria e sanitaria 
  • Consolidamento delle relazioni di lavoro coordinato con l’Istituzione scolastica 
  • Consolidamento delle relazioni di collaborazione con il Tribunale e con la Procura della Repubblica 
  • Revisione e implementazione delle modalità di integrazione con l’Amministrazione Provinciale 
TEMPI: tutte le azioni si sono avviate e molte non sono ancora concluse poiché di impatto rilevante sul funzionamento dei diversi servizi e richiedenti un tempo di realizzazione più ampio rispetto al preventivato.

AZIONI/TESI DEL PDZ: Tutte le azioni sono state aderenti e rispondenti alle tesi che il IV PdZ si era prefigurato, provando a riprenderle appaiono da subito evidenti almeno quattro: 
  • dalle gerarchie alle alleanze ad es. l’individuazione delle equipe integrate tra servizio sociale territoriale e tutela minori e I.L. o le azioni integrate con Istituzione scolastica che in ogni singolo territorio sono state sperimentate; 
  • da sociale diverso da società a sociale uguale società ad es. le esperienze di cooprogettazione o il progetto Welfare legami. 
  • dal lavoro sulla gravità al lavoro sul potenziale ad es. le ipotesi organizzative sul come organizzare il segretariato sociale (sportelli d’ascolto) 
  • dalla delega alla corresponsabilità ad es. con l’individuazione delle equipe integrate (servizio sociale territoriale e tutela minori e I.L.) le azioni integrate con Istituzione scolastica e le azioni di formazione congiunte svolte. 
SOGGETTI COINVOLTI: Ogni azione ha coinvolto diversi attori sia del pubblico che del privato sociale sia tecnico che politici, e molte di esse addirittura sono state trattate a livello sovra distrettuale. Significativo sottolineare che le diverse azioni hanno coinvolto diverse professionalità e soprattutto diversi servizi territoriali – azioni di sistema sul mondo dei servizi socio-sanitari del distretto e della Provincia di Cremona. Non è semplice indicare il numero di persone coinvolte, ma certamente possiamo rilevare che hanno partecipato alle diverse azioni da 20 a 50 persone per azione.

BUDGET: per tali azioni i budget economici sono poco rilevanti, dando atto che le azioni messe in campo sono soprattutto svolte dal personale in essere nelle diverse organizzazioni e dunque da evidenziare quale valorizzazione di competenze e professionalità difficilmente quantificabili in budget. I numeri, però, rispetto le persone coinvolte in queste diverse azioni, ci dicono che l’impegno e il tempo dedicato è stato veramente significativo, tante le persone coinvolte dai 25/50 per azione.

AVVIO DEL FOCUS:
Indicate queste brevi punti di richiamo, Vi chiediamo dunque di scrivere UNA PAROLA CHIAVE per Voi significativa e che dica qualcosa della Vs. valutazione sul tema oggetto di riflessione, per cui dell’Area di priorità che il PDZ si era dato circa il Modello organizzativo.
Cercheremo insieme, poi, dando lettura alle diverse parole chiave di comprendere:
- punti di forza e criticità sull’argomento;
- trarre delle ipotesi interpretative;
- ipotizzare possibili linee di sviluppo.

PAROLE CHIAVE EMERSE:
condivisione – sistema complesso andamento frazionato – corresponsabilità – il bene comune è responsabilità collettiva – realizzazione – agire – speranza – timidezza decisionale – collaborazione e coprogettazione –territorio –verifica-parziale – professionalità/competitività –alleanza – sinergia-incertezza e cambiamento-coordinamento- valutazione – consolidare – attesa –legami – volontà.

PUNTI FORZA:
  • aver avviato un percorso di ripensamento sulle organizzazioni mettendo in dialogo i diversi attori e protagonisti delle politiche sociali anche a livelli di discussioni differenti;
  • aver avviato delle nuove alleanze anche se ancora poco stabili;
  • aver avviato una discussione sul ruolo professionale degli assistenti sociali e sviluppo di momenti di condivisione della nuova cultura del lavoro sociale;
  • riconoscere nelle azioni messe in campo nell’area di priorità del modello organizzativo aderenze/coerenza circa le ipotesi del IV Pdz con la consapevolezza che serve un tempo ulteriore per la loro piena attuazione;
  • il territorio cremasco è più dinamico e vivo rispetto altri territori della Provincia, ci si sente più coinvolti e di poter trovare spazi ove esprimere il proprio pensiero;
PUNTI CRITICITA’: 
  • si è osato un po’ poco nell’assumere scelte decisionali più incisive (timidezza decisionale) circa la ri-definzione dei modelli organizzativi pur sentendone l’esigenza;
  • troppe volte, nel tendere al cambiamento, si è tentato un approccio troppo fragile;
  • alcune azioni di riorganizzazione (es. gestione associata della funzione sociale) hanno creato ulteriori frazionamenti anziché tessere legami;
  • dover fare uno sforzo costante per poter tener agganciate le relazioni / legami / sinergie tra i diversi attori impegnati nella produzione dei servizi, che sembrano non autoalimentarsi;
  • la difficoltà di supportare un processo decisorio politico che sembra rallentare il processo di cambiamento;
  • il livello programmatorio non sempre riesce a trasferire le informazioni e a coinvolgere tutti gli operatori impegnati nella produzione dei servizi;
IPOTESI INTERPRETATIVE:

- Se è vero che non si esce da una situazione di crisi da soli, perché nel cambiamento spesso si cerca comunque di fare da soli? Il Bene comune deve diventare una strategia collettiva ma ancora troppo spesso ci si irrigidisce su propri ruoli e poteri e in questo sembra che le alleanze e corresponsabilità rimangano ancora troppo solo enunciate;
- La conoscenza dei fenomeni e del funzionamento dei servizi aiuta ad assumere la consapevolezza e dunque responsabilità decisionali significative;
- Non si esercita una responsabilità forte nel potere decisorio, quando viene meno la consapevolezza che l’attuale funzionamento delle organizzazioni a diversi livelli (servizi sociali comunali, sub ambiti, Comunità Sociale Cremasca, ufficio di piano, ASL, Cabina di regia interdistrettuale, comitato ristretto dei Sindaci e assemblea Consortile) non è efficiente e non è sufficientemente integrato e tale da rendere fluidi i passaggi comunicativi e informativi propedeutici anche all’approvazione di linee programmatorie.

LINEE DI SVILUPPO
- Ridefinire un azioni per discutere dei modelli organizzativi dei servizi e ma anche dei luoghi di governante che tendano a:
  • a partire dallo sguardo dei fruitori del servizio stesso;
  • ipotizzare modelli organizzativi che siano facilmente leggibili in termini di “convenienza” e/o “incentivanti” e tali da sollecitare il potere decisorio ad assumere scelte tempestive;
  • sviluppare un modello organizzativo nel quale ogni attore possa trovare interesse ad esserci per costruire – de costruire a partire dalla consapevolezza che stiamo maneggiando modelli organizzativi fortemente complessi, e dunque non statici nel tempo;
  • sviluppare un modello che tenga conto che il lavoro sociale dentro le pubbliche amministrazioni assume oggi una connotazione anche burocratica amministrativa e scelga dunque quali spazi/ambiti di priorità  attribuire realmente al lavoro sociale;
- Si sente l’esigenza di ridefinire spazi/luoghi ove ricomporre le conoscenze e le risorse circa i fondi relativi all’asse sociale che ASL e Enti Locali gestiscono;
- Promuovere spazi di riflessione non esclusivi –di pochi- ma più condivisi affinché ogni operatore sociale possa contribuire arricchendo il processo programmatorio a partire dal proprio angolo di osservazione;
- Ipotizzare azioni che supportano gli operatori sociali a mantenere viva la riflessione mediante anche spunti teorici e nella dimensione etica professionale nei diversi contesti di appartenenza.

giovedì 5 marzo 2015

INCONTRO APERTO PER LA COSTRUZIONE DEL 5^ PDZ -












Questa mattina si sono riunioni nell'accogliente sala convegni "La Filanda" di Soncino molti operatori sociali di servizi pubblici, operatori della cooperazione sociale e del volontariato, amministratori locali e soggetti appartenenti ad enti di promozione sociale.
L'occasione, come largamente annunciato nei post dei giorni scorsi, è stata l'apertura "pubblica" dei lavori per la costruzione del nuovo Piano di Zona dell'Ambito Distrettuale Cremasco.
Il tema centrale di questo appuntamento è stato il confronto di analisi valutativa sul Piano di Zona 2012-2014 appena concluso.
I commenti unanimi sono stati di interesse, di motivazione a riprendere il lavoro insieme e a continuare nel difficile percorso di costruzione di legami sociali all'interno delle nostre comunità di appartenenza.

Nei prossimi giorni saranno pubblicati alcuni post di sintesi dei contenuti emersi.

E' già possibile visualizzare la Presentazione  utilizzata questa mattina quale documento di apertura dei lavori.

Un ringraziamento a tutti gli interventi per l'impegno e la ricchezza dei contributi.
Un ringraziamento particolare al Comune di Soncino per l'accoglienza e la disponibilità dimostrata.

lunedì 2 marzo 2015

NUOVO PIANO DI ZONA - APPUNTAMENTO A SONCINO






Nel ricordare l'importanza dell'appuntamento del 5 marzo pv presso la Sala Convegni "Filanda" di Soncino" quale primo INCONTRO APERTO per i sottoscrittori e gli aderenti all'Accordo di Programma per il Piano di Zona 2012/2014, si allegano due documenti preparatori:

1) la scheda sintetica delle VISIONI di fondo per IV Piano di Zona;
2) la scheda che sarà utilizzata per aderire a uno dei tre GRUPPI DI LAVORO che saranno attivati durante la mattinata.    

L'obiettivo prioritario di questa mattinata, sarà avviare in modo partecipato il percorso di costruzione del nuovo Piano di Zona (2015/2017), a partire da una lettura di come è andato il Piano appena concluso, mettendo in evidenza criticità, fatiche, punti di forza e elementi positivi.

La Vostra partecipazione sarà un elemento di ricchezza per i confronto sia per leggere insieme come è andata, sia per aprirci a nuovi obiettivi che segneranno il prossimo triennio di lavoro insieme.