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venerdì 24 aprile 2015

PIANO DI ZONA 2015/2017: LA GOVERNANCE

Quali ruoli, quali luoghi? 

Il nuovo Piano di Zona è l’occasione per soffermarci a ripensare l’assetto complessivo di governance che sta alla base dell’Accordo di Programma per il triennio 2015-2017. 
Nel corso dello scorso triennio sono subentrate alcune importanti novità che devono essere recepite e valorizzate all’interno del nostro assetto di governance. 
La più rilevante novità è stata l’introduzione della Cabina di Regia.
La d.g.r. n. 326/13 ha identificato nella Cabina di Regia il luogo dove garantire la programmazione, il governo, il monitoraggio e la verifica degli interventi sociosanitari e sociali erogati da A.S.L. e Comuni, singoli o associati, nell’ambito delle aree comuni di intervento. Ciò al fine di evitare duplicazioni e frammentazione nell’utilizzo delle risorse e nell’erogazione degli interventi e contestualmente garantirne appropriatezza. 
Nei diversi provvedimenti che si sono susseguiti è stato ulteriormente definito e dettagliato il ruolo strategico che la Cabina di Regia assume, attraverso il confronto e la condivisione di modalità di lavoro comune con i diversi soggetti territoriali, nella declinazione a livello locale degli indirizzi di programmazione regionale e dei criteri di assegnazione delle risorse regionali e statali. 
Di seguito alcune indicazioni e punti di attenzione per orientare il ruolo della Cabina di regia nel nuovo triennio di programmazione sociale: 
· monitoraggio dello stato di avanzamento degli obiettivi del Piano di Zona dei territori, rispetto alle dimensioni conoscenze – risorse – servizi; 
· orientare, sulla base dell’esperienza svolta, l’attività della Cabina di regia in particolare sul tema delle non autosufficienze, privilegiando progressivamente il livello della programmazione strategica e di sistema, e qualificando maggiormente la dimensione programmatoria e di pianificazione delle azioni e delle risorse rispetto alla dimensione erogativa; 
· focalizzare la programmazione ripartendo dal tema della conoscenza, anche con riferimento al percorso di accompagnamento promosso da Regione Lombardia; 
· condividere i piani operativi A.S.L. e Ambiti relativi alle misure e ai canali di finanziamento regionali e nazionali in tema di interventi e servizi sociali e sociosanitari al fine di avere un quadro chiaro delle azioni che vengono intraprese a livello territoriale ponendo attenzione sia alle possibili sovrapposizioni degli interventi sia alle aree della domanda di intervento/servizi, ancora scarsamente presidiate, condizione questa per poter effettuare analisi territoriali relative ai vari piani operativi e poter confrontare meccanismi di accesso; 
· investire maggiormente sul monitoraggio e soprattutto sulla valutazione delle politiche adottate; 
· rafforzare il ruolo di riferimento della Cabina di regia rispetto agli organismi politici (Assemblea distrettuale, Consiglio di Rappresentanza dei sindaci e Conferenza dei sindaci); 
· adottare un metodo di lavoro e di procedure definite da A.S.L. e Comuni prevedendo modalità di funzionamento flessibili e orientate alla concretezza dei risultati ottenuti; 
· prevedere l’utilizzo condiviso (A.S.L./Ambiti) di sistemi informativi e di banche dati per la condivisione dei dati e lo scambio informativo sugli utenti in carico. 

Le nuove linee guida regionali confermano poi la necessità di operare attraverso forme stabili e consolidate di Gestione Associata
Si riconferma anche per il nuovo triennio che la programmazione dei Piani di Zona debba assicurare una idonea integrazione gestionale, promossa nel territorio, attraverso azioni mirate a garantire la gestione unitaria delle funzioni sociali almeno a livello distrettuale, mediante il ricorso alle diverse modalità gestionali previste dalla normativa vigente. La promozione della gestione unitaria su base distrettuale deve permettere l’identificazione delle specificità del territorio garantendo una unitarietà di risposta nell’ambito territoriale del Piano di Zona. 
Le forme associative e di cooperazione previste dalla normativa vigente sono utilizzate dai soggetti interessati in armonia con la programmazione del Piano di Zona, al fine di conseguire un uniforme livello qualitativo dei servizi sociali e di integrazione sociosanitaria e di realizzare un miglior coordinamento degli interventi nel territorio. 
Regione Lombardia individua nella gestione associata la forma idonea a garantire efficacia ed efficienza delle unità di offerta sociali di competenza dei Comuni, in particolare del segretariato sociale e degli interventi di tutela minori. 

In relazione al ruolo del Terzo Settore, le linee guida regionali richiamano come … nella nostra Regione il Terzo Settore è una realtà radicata e organizzata, capace di sostenere le famiglie in situazione di difficoltà e disagio e di costituire, in rapporto integrato con i servizi pubblici, una rete di protezione sociale, che trova espressione in un ricchissimo tessuto di volontariato, associazionismo e cooperative sociali. 
È importante che l’impegno espresso dalla società civile si inserisca in un ambito di progettazione complessiva – partecipata e consapevole – sia a livello regionale che locale, per rendere maggiormente efficaci ed appropriate le risposte e consentire un adeguato utilizzo delle risorse. 
I soggetti del Terzo Settore concorrono, quindi, all’individuazione degli obiettivi dei processi di programmazione regionale e locale e partecipano, anche in modo coordinato con gli Enti Locali alla definizione di progetti per servizi ed interventi di cura alla persona. L’obiettivo è quello di sviluppare e favorire con adeguati strumenti la partecipazione del Terzo Settore ai processi di programmazione, co-progettazione e gestione. 

In tal senso l’Accordo di Programma per l’attuazione del Piano di Zona è lo strumento che regola tutti i rapporti di collaborazione tra i Comuni, gli altri Enti pubblici e i soggetti del Terzo Settore. 
Fondamentali diventano gli atti successivi all’Accordo di Programma (accordi locali, convenzioni o protocolli operativi) che regolamentano le diverse forme di collaborazione con i soggetti del Terzo settore ed in particolare le forme che riguardano la co-progettazione, le sperimentazioni di nuovi servizi o di nuove modalità gestionali. 
Infine, le Linee guida regionali, illustrando i contenuti dell’Accordo di Programma vengono, ribadiscono e confermano i ruoli dei Comuni nell’Assemblea dei Sindaci, dell’Ente capofila e dell’Ufficio di Piano. 
La l.r. n.3/08, prevedendo che l’Accordo di Programma sia sottoscritto dai Comuni e dall’A.S.L., assegna a questi enti non solo la responsabilità circa l’attuazione delle azioni previste nel Piano di Zona, ma fornisce loro lo strumento regolatore di diversi rapporti di collaborazione, anche nell’ambito sociosanitario. 
Costituiscono elementi essenziali dell’Accordo di Programma: 
· le finalità e gli obiettivi; 
· la designazione dell’Ente Capofila dell’Accordo, individuato dall’Assemblea tra i Comuni del distretto o altro ente con personalità giuridica di diritto pubblico, espressione di gestioni associate di Comuni; 
· l’individuazione dell’Ufficio di Piano, quale struttura tecnico-amministrativa di supporto e di coordinamento alla realizzazione delle attività previste dal documento di programmazione; 
· l’indicazione dei soggetti sottoscrittori e aderenti e la descrizione dei relativi impegni; 
· gli strumenti e le modalità di collaborazione con il Terzo Settore; 
· le modalità di verifica e monitoraggio dell’attuazione dell’Accordo di Programma; 
· la durata triennale della programmazione sociale definita dal Piano di Zona: 1° maggio 2015 – 31 dicembre 2017. 
Ai sensi dell’ art. 18 della l.r.3/08, l’Accordo di Programma è sottoscritto da tutti i Sindaci dei Comuni dell’Ambito distrettuale e dall’A.S.L. territorialmente competente. I soggetti del Terzo Settore, che partecipano all’elaborazione del documento di piano, aderiscono, su loro richiesta, all’Accordo di Programma. 
Si conferma che all’Ente Capofila dell’Accordo di Programma sono assegnate ed erogate, tramite le A.S.L., le risorse, derivanti da fondi regionali e statali, per la realizzazione di servizi ed interventi sociali a gestione associata dei Comuni afferenti all’Ambito territoriale. 

Sulla base dei contenuti espressi e a partire dalle riflessioni emerse all’interno degli attuali organismi, si delinea il seguente possibile assetto locale di governance: 
Per la PROGRAMMAZIONE 
Si delineano quattro livelli di governance con altrettanti funzioni prevalenti: 
1. La partecipazione/progettazione viene garantita attraverso l’attività dei gruppi di progetto che vedono la possibilità di presenza attiva di tutte le realtà che intendono mettere a disposizione le proprie competenze e risorse. I Gruppi sono strettamente correlati alle attività previste dal Progetto Wel(l)FARE legami. 
2. L’Ufficio di Piano si definisce come luogo di ricomposizione e di concorso tecnico alla programmazione. Viene introdotta la novità di una nuova composizione dell’Ufficio di Piano che prevede la presenza di figure stabili in rappresentanza dei diversi attori e la possibilità di integrazioni in funzione di specifiche aree di competenza e di referenza. Il coordinamento dell’Ufficio di Piano è affidato al Comune di Crema – ente capofila. 
3. Il livello di programmazione, indirizzo e controllo vede la conferma del ruolo dell’Assemblea distrettuale dei Sindaci quale unico organismo deputato alla formulazione di indirizzi e all’assunzione di decisioni. L’Assemblea viene supportata dal Comitato Ristretto quale luogo funzionale sia al raccordo con i territori (fanno parte del Comitato l’Assessore del Comune di Crema – Ente capofila e 2 Sindaci/Assessori per ogni sub ambito), sia al confronto più puntuale e costante con la parte tecnica all’interno dell’ufficio di Piano. Il Comitato ristretto di norma vede la programmazione di 1 incontro al mese. Possono essere programmati incontri congiunti con l’Ufficio di Piano e con il Consiglio di Amministrazione di Comunità Sociale Cremasca. 
4. Il Livello dell’integrazione inter distrettuale viene garantito alla Cabina di regia attiva presso l’ASL. Partecipano alla Cabina di Regia per il distretto cremasco l’Assessore al Welfare del Comune di Crema, il coordinatore dell’Ufficio di Piano e il direttore di Comunità Sociale Cremasca. E’ importante sottolineare come il Piano di Zona sia luogo ed occasione di ricomposizione tematiche oggetto di lavoro della Cabina di Regia a forte valenza interdistrettuale: 
  • Integrazione sociosanitaria (vedi allegato Potenziamento dell’integrazione sociale e sociosanitaria) 
  • Piano Territoriale di Conciliazione: a partire dall’alleanza creatasi fra soggetti pubblici e del privato sociale dal 2011 (con la sottoscrizione del “accordo di collaborazione per la realizzazione della rete territoriale per la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro”), il Piano si configura come lo strumento programmatorio territoriale delle politiche in tema di conciliazione dei tempi lavorativi con le esigenze familiari, anche in un’ottica di pari opportunità, da un alto sostenendo le imprese che, in ambito di welfare aziendale, offrono questo tipo di beneficio o incentivo ai propri dipendenti e dall’altro lato sviluppando un’offerta integrata pubblico-privata di servizi finalizzati a dare risposta ai bisogni conciliativi emersi dalle diverse realtà. 
  • Piano d’azione Territoriale per l’Orientamento: partire dalla prospettiva di un orientamento non collocato solo nelle fasi di transizione della vita, bensì “continuo” (lungo tutto l’arco della vita) e relativo anche alle esperienze formative, lavorative e di vita in essere, in una prospettiva di crescente integrazione e permeabilità dei sistemi (di istruzione, formazione e lavoro), il Piano prende in considerazione una “pluralità di contesti dell’intervento di orientamento” così come individuati dalle Linee guida sull’orientamento permanente (Scuola, Formazione, Università, Lavoro e Inclusione sociale). 
  • Definisce pertanto gli investimenti e la programmazione dei servizi e delle azioni di orientamento realizzate dalla Rete Territoriale composta dai soggetti che, per ruolo e mansioni, contribuiscono a progettare e realizzare gli interventi orientativi, tenendo in considerazione i macro-ambiti individuati dal sistema regionale per l’orientamento permanente: istruzione e formazione, lavoro, conclusione dell’esperienza formativa. 
  • Piano di Lavoro Territoriale in materia di Politiche Giovanili . Dopo l’esperienza che ha portato alla nascita della Rete Locale con finalità “imprenditive” e “inclusive”, ora la Rete Territoriale in materia di Politiche Giovanili, parzialmente modificata nelle sue componenti, è impegnata a promuovere azioni dirette ai giovani volte a favorire l’acquisizione di competenze chiave, necessarie per l’apprendimento permanente (competenze di comunicazione, competenze digitali, sociali e civiche). Il fine ultimo delle azioni progettuali, in linea con i recenti orientamenti comunitari, è la creazione di condizioni per la promozione dell’occupabilità dei giovani, anche mediante l’offerta di occasioni di apprendimento non formale di competenze professionali ed il loro coinvolgimento quali protagonisti per lo sviluppo dei territori. 
  • Piano di Azione per le persone sottoposte a provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria Il Piano si configura come uno strumento programmatorio territoriale integrato che opera per il sostegno e la messa a sistema di un coordinamento stabile per il reinserimento sociale e lavorativo delle persone sottoposte a provvedimenti dell’autorità giudiziaria. Fonda la sua azione sul dialogo tra i diversi partenariati possibili, in una logica di corresponsabilità della comunità territoriale sia in ordine ai processi e alle competenze professionali, sia agli strumenti operativi messi in campo. 
Oltre a quanto evidenziato, riteniamo importante richiamare la necessità di definire meglio lo spazio e la modalità di relazione con alcuni attori di “secondo livello” che nel corso del triennio 12/14 hanno consolidato un proprio posizionamento rispetto ai temi e alle dinamiche connesse al Piano di Zona. 
In particolare: 
  • si è registrata una positiva e costruttiva presenza delle organizzazioni sindacali ai tavoli di lavoro del Piano di Zona;
  • è stata raccolta la necessità espressa dal Forum Locale del Terzo Settore di poter partecipare allo sviluppo del Piano di Zona e di poter svolgere un ruolo di collegamento e di contatto con le realtà aderenti al Forum rispetto ai contenuti e alle progettualità che il Piano di Zona andrà a sviluppare; 
  • è stata condivisa con il CISVOL l’opportunità di un maggior raccordo e coordinamento per ottimizzare gli sforzi e per delineare aree di azioni condivise. 
Tutto questo ci porta a sviluppare la proposta di una duplice modalità di presenza degli organismi citati all’interno dell’assetto complessivo di governance del Piano di Zona:
  • sul piano operativo all’interno dei gruppi di progetto 
  • sul piano del confronto generale in merito alle politiche di welfare attraverso un regolare confronto con il Comitato Ristretto dell’Assemblea dei Sindaci. 
Per la VALUTAZIONE 
L’esperienza del 4^ Piano di Zona ci porta ad affermare la necessità di un maggiore investimento sul tema della valutazione individuando livelli di responsabilità meglio definiti e strumenti di lavoro costanti e permanenti. Per questo motivo si prevede la costituzione, con il Piano Operativo 2015, di un Organismo di Valutazione interno al Piano di Zona: verrà chiesto ad alcune figure significative per il territorio di assumere il ruolo e la funzione di presidiare e di monitorare l’andamento del Piano di Zona, raccogliendo dall’Ufficio di Piano i dati necessari a produrre su base annua un report di attività rispetto al livello di attuazione degli obiettivi indicati e sui risultati raggiunti e da raggiungere. 

Per l’integrazione PROGRAMMAZIONE –GESTIONE 
Il Piano di Zona valorizza Comunità Sociale Cremasca quale strumento operativo per la gestione delle risorse e per tutte le attività di natura tecnico-gestionali che i diversi obiettivi comportano. Per questo motivo si evidenzia lo stretto raccordo tra il ramo programmatorio e il ramo gestionale.
- La Direzione dell’Azienda è presente all’interno dell’Ufficio di Piano. Comunità Sociale Cremasca svolge anche funzione di segreteria amministrativa alle attività dell’Ufficio di Piano e dei Gruppi di progetto. A fronte della necessità di tradurre in documenti gestionali e procedure gli obiettivi condivisi, Comunità Sociale Cremasca potrà avvalersi di referenti dell’Ufficio di Piano e di altre eventuali competenze per la costituzione di tavoli di lavoro dedicati. 
- Il confronto diretto sulle scelte programmatorie e sui risvolti che queste hanno sul versante gestionale avviene anche nei luoghi e nelle occasioni di confronto tra il Comitato Ristretto e il CdA dell’Azienda Consortile. E’ prassi ormai consolidata che in occasioni di tematiche di rilievo si organizzino incontri congiunti dei due organismi. 
- I sindaci, inoltre, compongono le due Assemblee distrettuali (Ass. dei Sindaci e Ass. Consortile) all’interno delle quali sono chiamati da un lato a definire le priorità e gli assi strategici in chiave programmatoria, dall’altro lato a verificare e validare la bontà delle scelte gestionali adottate e delle modalità di impiego delle risorse in attuazione degli obiettivi dati.
- Anche Comunità Sociale Cremasca, come le altre due realtà consortili di Cremona e Casalmaggiore, partecipa a pieno titolo ai lavori della Cabina di Regia inter-distrettuale. 

Il documento guida che regola e definisce i rapporti tra la dimensione programmatoria e la dimensione gestionale di natura distrettuale è il Piano Operativo di norma su base annuale che diventa testo di riferimento del Contratto di Servizio siglato tra i Comuni (tramite l’ente capofila) e Comunità Sociale Cremasca. Il contratto di servizio può avere anche natura pluriennale, da validare di anno in anno in virtù di obiettivi specifici e dell’effettiva disponibilità delle risorse.

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